È come se l’Io-psyché determinasse lo stato coscienziale punto morte delle proprie identificazioni nell’acquisito: un modo di ritrovare il proprio ontos autopoietico che trascende e si emancipa dalla propria manifestazione acquisita.
L’identificazione e la dipendenza da opposizione, che abbiamo di solito verso il dolore, e l’identificazione e la dipendenza da accettazione, che abbiamo di solito verso la gioia, fanno parte degli elementi primari da risalire e da transmutare.
L’Io-psyché danza la propria scaturigine autopoietica. È come mosso interiormente da qualche cosa di profondo che nulla ha più a che fare con la propria storia acquisita. Il corpo è lo strumento irradiato, nutrito, guidato dall’autopoiesi, e ne assume la forma, le leggi!